Banca Etica: quant’è difficile la trasparenza

“Non con i miei soldi” spiega agli utenti che fine fa il denaro investito tramite le banche. Per mobilitare le coscienze contro la speculazione finanziaria, il sito adotta tutto l’armamentario dell’operazione social/sociale ideata e condotta dal basso: la possibilità di “metterci la faccia”, di scaricare vari strumenti di comunicazione, di promuovere il messaggio sul web.

Dietro l’aspetto della mobilitazione di massa ci sono i soci di Banca Etica, che si fanno carico della promozione del brand. La banca è famosa per essere immune dal vizio di finanziare operazioni belliche con i soldi dei suoi clienti: approccio noto come “finanza trasparente” per la limpidezza con cui viene comunicato il percorso del capitale. I promotori del sito si dichiarano nella sezione “Vieni con noi”, dove la relazione si sposta su un piano commerciale: “Se anche tu come noi vuoi partecipare con il tuo risparmio a far crescere un’economia sostenibile, compila il modulo ed entra in Banca Etica come socio e cliente”. In un contesto di generale malcontento, si chiede agli utenti di fare fronte comune contro qualcosa. Come a dire: per attivarti e metterci la faccia, non è indispensabile aderire alla nostra proposta (che non ti spieghiamo in questa sede, nemmeno con un link), ma serve essere d’accordo nel dissenso.

Per instaurare uno scambio autentico con il consumatore, è necessario che i termini di questa relazione siano chiari fin dall’inizio. La trasparenza è una promessa mantenuta, in un sito dove il logo dei promotori è annidato fra i credits? O si tratta di una contraddizione inevitabile, quando la comunicazione nasce dai fan del brand? Potrebbe bastare aggiungere un logo nella sezione “Vieni con noi”? Certo, il 2.0 apre nuovi spazi per l’autenticità, con la partecipazione e la supervisione di tutti. Ma da quando la trasparenza è visibile agli occhi, c’è il rischio che i pionieri della trasparenza non trovino le parole giuste per lasciar passare la verità dall’altra parte.

About these ads

Informazioni su irene russo

Irene Russo non sapeva che avrebbe fatto la copy mentre si laureava in Lettere Classiche. Legge dizionari sul divano, racconti al bar, blog in ufficio. Sua madre continua a chiedersi com'è che ha imparato a leggere se nessuno gliel'ha insegnato; la maestra credeva che parlasse da sola guardando le figure. Irene Russo questa storia l'ha già sentita duecentomila volte.
Questa voce è stata pubblicata in recensioni, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Banca Etica: quant’è difficile la trasparenza

  1. gluca ha detto:

    dici che il chi siamo nel footer non è abbastanza in evidenza?

    • irene russo ha detto:

      Il “chi siamo” nel footer, in un sito a sviluppo così verticale, è poco visibile. Andrebbe aggiunto il logo nella sezione “Vieni con noi” e nella home. Nel “Vieni con noi”, dove finalmente si dichiarano i promotori, si sente la mancanza di un link a Banca Etica (più in vista di quanto non sia nella noticina in fondo).
      Ci sono però alcune questioni a monte che rendono questo terreno – a metà tra il sociale e il commerciale – piuttosto scivoloso. Secondo me il vizio di fondo è proprio nel dedicare quasi tutto il sito a cercare adesione nell’indignazione, senza spiegare qual è la proposta positiva. Nel percorso del sito, il passaggio dall’indignazione alla richiesta di un contatto diretto è troppo brusco; così come la formula “compila il modulo ed entra in Banca Etica come socio e cliente”. Dov’è la fase dell’informazione?
      Paradossalmente, sul sito di Banca Etica è invece più difficile chiedere informazioni e la risposta automatica meno cerimoniosa: pare che il customer service di Non con i miei soldi sia più evoluto di quello di Banca Etica.
      Poi, il soggetto dell’operazione (o “campagna”, come definito sul Press Kit) non è espresso in modo uniforme nei diversi strumenti: su Non con i miei soldi il focus è sui soci, mentre Banca Etica è definita “un’iniziativa di Banca Etica”.
      L’effetto generale è che la trasparenza sia stata sacrificata sull’altare dell’indignazione.

  2. . ha detto:

    Grazie del feedback. parlo a titolo personale: in realtà, non so, mettere loghi ovunque fa perdere di vista che lo scopo non è portare soci, almeno non lo scopo primario, ma fare sensibilizzazione di chi ancora non conosce queste dinamiche. nel press kit magari qualche sfumatura è sfuggita, può essere. in generale, a me sembra che di info (magari sintetiche nelle pagine, ma molto più a fondo nel blog) ce ne siano. ciao, gluca.

  3. Linus ha detto:

    trasparenza e banca nella stessa frase?
    Avete mai firmato anche solo l’apertura di un conto?
    Etti di carta che non leggerete mai.
    Per non parlare degli investimenti: mi vengono i brividi al pensiero di che competenze NON abbiano gli sportellisti ammiccanti che mi assicurano che quel che sto facendo è a rischio zero.
    Io penso che questi due esempi siano solo la punta dell’iceberg di casini, incroci e brutte cose che stanno sotto la finanza. Per noi persone comuni è impossibile capire dove vadano a finire i nostri soldi e una banca etica dovrebbe essere in un certo senso un’ovvietà: chi tra noi vorrebbe mai che i suoi soldi fossero investiti in armi? Chi tra noi vorrebbe che con i suoi soldi si sfruttassero persone? Nessuno cavolo!

    A mio avviso dovrebbe essere già illegale che una banca non sia etica, ma così illegale che non dovrebbe aver senso fare una legge esplicita. Non c’è una regola che dice che non puoi pestarmi un piede cavolo! Ma è illegale.

  4. gio ha detto:

    L’associazione per i diritti dei migranti di cui ho fatto parte per anni si è appoggiata a Banca Etica, che utilizza modalità di comunicazione basate sull’insoddisfazione generale riguardo al funzionamento del sistema bancario e finanziario. Se da un lato l’iniziativa è lodevole, dall’altro la mancanza di chiare, semplici e dirette indicazioni sulle modalità etiche della banca sono un punto che non gioca a loro favore, in quanto il consumatore attento e consapevole non credo gradisca che si giochi solo sui sentimenti viscerali delle persone. Piuttosto, credo che un punto centrale sia far risaltare sin dall’inizio le reali differenze in termini di progetti concreti. Per scoprire qualcosa su questo, si deve fare un passo oltre, che non è necessariamente intrapreso da tutti. Oppure recarsi in un’agenzia.
    Questa, probabilmente, potrebbe essere una spiegazione del limitato impatto di iniziative come quelle di banca etica: c’è da notare che, negli ultimi anni, sempre molte più persone si stanno appoggiando nuovamente a banche locali come i crediti cooperativi, percepiti come più sicuri e legati al territorio.

    • irene russo ha detto:

      concordo con gio: anche in un clima come quello attuale, spiegare i vantaggi in termini concreti dovrebbe essere ancora il richiamo principale per i clienti. Le proposte dai toni aggressivi, rischiano di essere ancora troppo snobbanti, per un èlite di indignati. E invece l’etica andrebbe democratizzata. Hai ragione Linus:“dovrebbe essere già illegale che una banca non sia etica.

    • Akiro ha detto:

      “Per scoprire qualcosa su questo, si deve fare un passo oltre, che non è necessariamente intrapreso da tutti. Oppure recarsi in un’agenzia.”

      Non ho ben capito il problema di Banca Etica, se è solo per via della mancata trasparenza sui reali investimenti è una cosa, ma se questi investimenti vengono realmente fatti allora non vedo dove sia il problema.
      In pratica, il problema di Banca Etica è che non riesce a divulgar bene le proprie iniziative oppure è il fatto di non fare proprio quello che dice?
      Perchè se è la prima ipotesi, per me il problema non si pone. Non tutti hanno il tempo necessario per analizzare tutto quello che gli capita a tiro.

      • irene russo ha detto:

        Salve Akiro, in realtà il nostro post si riferiva solo a un progetto di comunicazione di banca etica: questo blog si occupa di analizzare le modalità con cui le buone pratiche e i progetti etici vengono trasmessi e raccontati. Non è invece nostra intenzione esprimere giudizi sul contenuto delle operazioni finanziarie di banca etica: una presa di posizione che meriterebbe una ricerca ben più approfondita. Qui ci siamo limitati a notare come sia difficile sembrare trasparenti, anche quando lo si è. grazie per il suo commento

  5. clara ha detto:

    Come giovanissima disoccupata mi trovo ovviamente in un marasma di banche e conti che non hanno nè capo nè coda. Non ho il coraggio di fare un conto, ce l’ho in posta ed è comunque una fregatura. Mi rivolgerò alla banca etica, quando troverò un lavoro.

    Bel post!

  6. Andrea Baranes ha detto:

    In realtà basta cliccare su “Chi siamo” per vedere belli grandi i loghi di Banca
    Etica e della Fondazione Culturale Responsabilita’ Etica.
    Mi pare che la visibilita’ sia esattamente la stessa di
    iniziative analoghe.

    Il sito è nato per spiegare tra trading ad alta frequenza, speculazione, paradisi fiscali e dintorni,
    quali sono i meccanismi della speculazione finanziaria.

    La proposta che è racchiusa nel Vieni con noi, come nel chi siamo e nei credits identifica chiaramente Banca Etica.

    Ed è, appunto, una proposta, quella di conoscere e partecipare ad una realtà che,
    grazie all’impegno di migliaia di soci, rappresenta un’alternativa al sistema finanziario tradizionale.

    Banca Etica, anche se piccola, e con molti limiti, è una risposta concreta generata da tante persone che si stanno impegnando per la finanza etica.
    Provate a pensare che è l’unica Banca in Italia e tra le poche al mondo che pubblica online tutti i finanziamenti erogati a persone giuridiche.

    Quello della finanza etica è un movimento che ha tra le sue componenti anche Banca Etica, ma che soprattutto è fatto di persone, molte delle quali volontarie. L’idea che ci ha mosso è stata quella di lasciare spazio a loro, ai loro modi di diffondere il messaggio, di metterci la faccia. Non volevamo rifare il sito aziendale, perché sono strumenti diversi e hanno obiettivi diversi.

    Dispiace che la vostra critica al progetto si sia concentrata sulla presunta mancanza di visibilità dei proponenti.
    Credo sarebbe più interessante confrontarsi sui contenuti, su come arricchirli, su come renderli più usabili ed utili per le persone.

    La mancanza di trasparenza che noi cerchiamo di denunciare e’ quella che ci ha trascinato nella peggiore crisi degli ultimi decenni.

    Per concludere però cogliamo la proposta positiva che ci sembra di leggere nel post, nei prossimi giorni cercheremo di renderci ancora più raggiungibili dalle persone che navigano sul sito :)

    Grazie, Andrea Baranes (Fondazione Culturale Responsabilità Etica – che insieme a Banca Etica promuove Non con i miei soldi!)

    • irene russo ha detto:

      Ci siamo limitati a questioni di forma, non avendo le competenze per valutare i contenuti. Intenzione di questo blog è segnalare le possibilità di miglioramento nella comunicazione green, perché crediamo che una buona forma possa essere un aiuto concreto alla diffusione dei contenuti belli e positivi (come Non con i miei soldi e Banca Etica più in generale).
      La ringraziamo per questo scambio, speriamo costruttivo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...