Nuova campagna contro il carbone: attenti ai neri

“Siamo incazzati neri. Neri come il carbone, la fonte di energia più vecchia e sporca che c’è”, recita lo slogan lanciato oggi dalla coalizione “Fermiamo il carbone”. Dopo lo schiaffo sul nucleare, pare che la lobby italiana dell’energia abbia deciso di investire sul carbone. Sul sito www.incazzatineri.it – sostenuto da Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente, WWF e tanti altri – emergono a chiare lettere le ragioni del no: troppe emissioni, rischi per la salute, ricadute negative sul clima.

La lezione del 2.0, finalmente, comincia ad attecchire anche tra gli ecologisti fossilizzati nelle ideologie. Interessante l’approccio del sito come contenitore di strumenti per l’attivista fai da te: si può scaricare il “kit dell’incazzato nero” o slogan pronti per l’uso come “Non fossilizziamoci” o “S-porco carbone”; per il prossimo carnevale si suggerisce di andare in giro “incazzato nero” con la faccia dipinta.

Il tono, però, rimane un po’ troppo aggressivo per coinvolgere i meno fanatici. È il solito problema del green all’italiana: si cerca di fare community con uno stile un po’ snob, che può scoraggiare  chi preferisce una militanza fatta di singole, sobrie, meticolose scelte quotidiane. Io continuo a tifare per le rivoluzioni silenziose e non capisco perché distribuire volantini solo a chi già partecipa alle manifestazioni.

Rimanendo su questioni di comunicazione, la scelta del nero come protagonista può trarre in inganno, richiamando cause antirazziste fin dal primo colpo d’occhio. Difficile dire “nero” o tingere una faccia di nero senza dare l’impressione di una rivendicazione di uguaglianza. Niente di strano, a pensarci: è più facile vedere un nero per strada che un bambino in miniera. L’ultima volta che abbiamo visto della gente annerita dal carbone eravamo nell’Inghilterra della Rivoluzione Industriale. Siamo talmente razzisti e antirazzisti che la parola “nero” si è carbonizzata fino a diventare quasi inutilizzabile.

C’è una oscura verità dietro tutto questo. Il carbone c’è ma non si vede, è un nemico invisibile che alimenta a distanza le nostre lampadine a basso consumo, le auto elettriche fresche di Motor Show e le enciclopedie del web. Si mimetizza nelle nostre vite quotidiane come quella farfalla che si nascondeva sulle betulle, la Biston Betularia annerita dal fumo che tirano sempre in ballo a scuola per spiegare le mutazioni. E che è sopravvissuta per le leggi dell’evoluzione.

Rischia invece di non sopravvivere quel monumento al carbone (e alla musica) che è la Battersea Power Station, l’unica cosa che volevamo tenerci del carbone.  La notizia è di oggi: le ciminiere dei Pink Floyd – immortalate sulla copertina di Animals – forse verranno smantellate per fare posto a 1200 appartamenti di lusso. Una ragione in meno per tornare a Londra. Una ragione in più per un gesto di sobria militanza: risparmiare all’ambiente le 0,43 tonnellate di emissioni di CO2 causate dal volo aereo.

Informazioni su irene russo

Irene Russo non sapeva che avrebbe fatto la copy mentre si laureava in Lettere Classiche. Legge dizionari sul divano, racconti al bar, blog in ufficio. Sua madre continua a chiedersi com'è che ha imparato a leggere se nessuno gliel'ha insegnato; la maestra credeva che parlasse da sola guardando le figure. Irene Russo questa storia l'ha già sentita duecentomila volte.
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